26th
Tu eri musica. Tra le dita che battendo sulle tempie scandivano l’attesa del tuo arrivo. Aspettavo che tutto scomparisse tra le pagine di un quaderno sporco di caffè. E ridevo. Ora quel caffè è amaro. Ogni volta che ti sento parlare. Ogni volta che ti leggo.
Tu eri l’emozione selvatica, l’istintiva paura del nuovo, eri un cucciolo con gli occhi pieni di colori. Eri il silenzio di una distesa d’alberi. Ma eri il gioco del non saper fermarsi. Ed eri un sorriso che non sapeva accendersi. Eri uno splendido fuoco di paglia. Eri la paura dopo lo sparo. Ti ricordo racchiusa in un emozione. Chissà se resisti ancora. Chissà se esisti ancora.
Di te? Porto le stimmate del tuo amore, il ricordo di quando ho scoperto la vita. Conservo pochi istanti, l’odore della tua pelle, l’evidenza dei tuoi disagi, le profondità inumane della tua superficialità. Morirai probabilmente schiacciata dal tuo ego, in un lago di sangue e risate. Potrei vivere un milione di anni, non incontrerei nessuna come te.
Tu eri un arcobaleno di rinunce, piangevi compressa in un guscio di aspettative create da altri, e volevi scapparne per non deluderli, per non deluderti. Deluderai te stessa solo continuando a mostrare le spalle a chi vive per amarti e regalarti un sorriso ad ogni risveglio.
Tu eri semplicemente troppo presto. Ma sarai sempre troppo presto. Ha troppi limiti il mio saper condividere. E troppe ombre la mia anima per colmarti dei sorrisi che meriti.
Tu sei..? No.
Tu, dieci. Decisamente.